I gesti dell’acqua,
le gocce. A forza
d’inerzia cadute
dagli occhi
su un piano informale
che non lascia spazio
a inezie reali.
martedì, 14 febbraio 2012
sabato, 28 gennaio 2012
mercoledì, 25 gennaio 2012
Discendo per la strada che marca
la salita del mattino. Lungo le mura
immagino la vita che si svolge
in quel giardino: suolo racchiuso e
tanto famigliare da rendere il confine
antico come pietre consumate.

Consunto passo a passo è il pane quotidiano,
se non costringo l’occhio a illuminare
disegni, e tratti, e velature.
martedì, 27 settembre 2011
sabato, 17 settembre 2011
venerdì, 5 agosto 2011
” ’ E gli altri? Gli altri non sono mica dentro di me. Per gli altri che guardano da fuori le mie idee, i miei sentimenti hanno un naso. Il mio naso. E hanno un paio d’occhi, i miei occhi, ch’io non vedo e ch’essi vedono. Che relazione c’è tra le mie idee e il mio naso? Per me, nessuna. Io non penso col naso, né bado al mio naso pensando. Ma gli altri? Gli altri che non possono vedere dentro di me le mie idee e vedono da fuori il mio naso? Per gli altri le mie idee e il mio naso hanno tanta relazione, che se quelle, poniamo, fossero molto serie e questo per la sua forma molto buffo, si metterebbero a ridere’.
Così, seguitando, sprofondai in quell’altra ambascia: che non potevo, vivendo, rappresentarmi a me stesso negli atti della mia vita; vedermi come gli altri mi vedevano; pormi davanti il mio corpo e vederlo vivere come quello di un altro. Quando mi ponevo davanti a uno specchio avveniva come un arresto in me; ogni spontaneità era finita, ogni mio gesto appariva a me stesso fittizio o rifatto.
Io non potevo vedermi vivere. “
giovedì, 16 giugno 2011
martedì, 31 maggio 2011
lunedì, 16 maggio 2011
” In quel periodo tutti avevano un solo desiderio: imbarcarsi. Tutti avevano un solo timore: quello di dover restare. Partire, partire da questo paese in rovina, da questa vita distrutta, da questo pianeta! La gente vi ascolta avidamente se parlate di imbarchi, di navi catturate che non arriveranno mai in porto, di visti comprati e di visti falsificati e di nuovi paesi di transito. Tutti queste voci servono ad abbreviare l’attesa, perché la gente è consumata dall’attesa. E ciò che tutti preferiscono udire è la storia di navi salpate senza di loro, ma che, per una qualsiasi ragione, non sono mai giunte alla meta. “
Anna Seghers, In transito, 1943” E’ curioso come a ogni crisi, qualche frase che non calza insista per venire alla riscossa – è il fio che si paga per vivere con il tacquino in mano in una vecchia civiltà. Questa goccia che cade non ha niente a che vedere con la perdita della giovinezza. Questa goccia che cade è il tempo che si affusola fino a diventare una punta. [...] Quando una goccia cade da un bicchiere appesantito dalla feccia, il tempo cade. Questi sono i veri cicli, questi sono i veri eventi. Poi come se tutta la luminosità dell’atmosfera venisse ritirata, io vedo tutto fino in fondo. Io vedo ciò che ricopre l’abitudine. “
Virginia Woolf, Le onde, Milano 1956