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deriva quotidiana

berlin alexander platz brunnen der voelkerfreundschaft _foto B.Tobia

  I gesti dell’acqua,

  le gocce. A forza

  d’inerzia cadute

  dagli occhi

  su un piano informale

  che non lascia spazio

  a inezie reali.

ore,lente


La montagna Sainte-Victoire_Cézanne_1904-06
Bisognerebbe proteggere la specie

delle ore pesate a forza di minuti
pensieri susseguenti
gesti, in fondo all’ora, conseguiti
scorci di luoghi sussistenti.

allora

la sera

Discendo per la strada che marca
la salita del mattino. Lungo le mura
immagino la vita che si svolge
in quel giardino: suolo racchiuso e
tanto famigliare da rendere il confine
antico come pietre consumate.
Via di Porta Pinciana al tramonto ( Lampione di porta Pinciana )_Severini_1903
Consunto passo a passo è il pane quotidiano,
se non costringo l’occhio a illuminare
disegni, e tratti, e velature.

ripongo, intanto

da un anno
a un altro

rilettura alla luce della questione

Capisco in tempo il gesto quotidiano:
si butta a capofitto addosso alla sua
ombra e si fa spazio tra le lenzuola
tese, un attimo prima che il suo giorno
nasconda il vento e lo tramuti in pietra.

la questione

La questione, immensa,
del quotidiano fare m’attaglia
il ventre alle mie stesse mani.
Coincide agli occhi com’ io fossi cosa rivelata cosa.

Si pone, immensa, come una misura.
E a dismisura chiede forma; e figura.

Louise Bourgeois at workLouise Bourgeois at work

individualità

” ’ E gli altri? Gli altri non sono mica dentro di me. Per gli altri che guardano da fuori le mie idee, i miei sentimenti hanno un naso. Il mio naso. E hanno un paio d’occhi, i miei occhi, ch’io non vedo e ch’essi vedono. Che relazione c’è tra le mie idee e il mio naso? Per me, nessuna. Io non penso col naso, né bado al mio naso pensando. Ma gli altri? Gli altri che non possono vedere dentro di me le mie idee e vedono da fuori il mio naso? Per gli altri le mie idee e il mio naso hanno tanta relazione, che se quelle, poniamo, fossero molto serie e questo per la sua forma molto buffo, si metterebbero a ridere’.

Così, seguitando, sprofondai in quell’altra ambascia: che non potevo, vivendo, rappresentarmi a me stesso negli atti della mia vita; vedermi come gli altri mi vedevano; pormi davanti il mio corpo e vederlo vivere come quello di un altro. Quando mi ponevo davanti a uno specchio avveniva come un arresto in me; ogni spontaneità era finita, ogni mio gesto appariva a me stesso fittizio o rifatto.
Io non potevo vedermi vivere. “

Luigi Pirandello, Uno, nessuno e centomila, 1925

fondamento

Apollo e Dafne, G.L. Bernini

Identità cercata sempre, e mai perduta
in nome (in luogo) di un desiderio ambivalente.

E trova strada tra radici e rami.
E prende slancio da un solo, necessario, movimento.

Questo è lo spazio che si può narrare.
E che solo una danza, a mente e a mano, sa toccare.

 

 

premessa

Saint Germain-Tunisi, P.KleeSaint Germain a Tunisi_Klee_1914Alla felicità va dato il nome.

Come a sua sorella la bellezza.
Noi lo conosciamo in filigrana:

striscette di tessuto colorato.

Formano, da quando siamo nati,
la promessa.


appunti per l’oggi

” In quel periodo tutti avevano un solo desiderio: imbarcarsi. Tutti avevano un solo timore: quello di dover restare. Partire, partire da questo paese in rovina, da questa vita distrutta, da questo pianeta! La gente vi ascolta avidamente se parlate di imbarchi, di navi catturate che non arriveranno mai in porto, di visti comprati e di visti falsificati e di nuovi paesi di transito. Tutti queste voci servono ad abbreviare l’attesa, perché la gente è consumata dall’attesa. E ciò che tutti preferiscono udire è la storia di navi salpate senza di loro, ma che, per una qualsiasi ragione, non sono mai giunte alla meta. “

Anna Seghers, In transito, 1943

Concetto spaziale-Attesa_Fontana_1962cConcetto spaziale-Attesa. L.Fontana

” E’ curioso come a ogni crisi, qualche frase che non calza insista per venire alla riscossa – è il fio che si paga per vivere con il tacquino in mano in una vecchia civiltà. Questa goccia che cade non ha niente a che vedere con la perdita della giovinezza. Questa goccia che cade è il tempo che si affusola fino a diventare una punta. [...] Quando una goccia cade da un bicchiere appesantito dalla feccia, il tempo cade. Questi sono i veri cicli, questi sono i veri eventi. Poi come se tutta la luminosità dell’atmosfera venisse ritirata, io vedo tutto fino in fondo. Io vedo ciò che ricopre l’abitudine. “

Virginia Woolf, Le onde, Milano 1956

pasta di smalto rossapasta di smalto rossa

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